Un tempo, non tanto lontano, parole nuove andarono perse nel vento. Altre furono catturate, nascoste e chiuse a chiave in un cassetto antico. Il loro custode era troppo diligente per allentare le catene, pur consapevole di quanto fossero preziose e necessarie.
Costretto su un'isola, passava le giornate in riva al mare. Scrutava l'orizzonte in attesa di un vento nuovo che lo liberasse da quel fardello, cancellando quella lunga attesa, riflesso della speranza che avrebbe potuto colmare le sue inquietudini.
Parte della sua sofferenza derivava dal fatto che non aveva mai creduto né alle favole, né alle magie. Conosceva l'immutabilità di certi equilibri. La sua pena non si era certo lenita quando aveva dovuto respingere chi, senza successo, aveva osato tentare di spezzare quelle catene.
Tra una tempesta e l'altra, alcune domande lo angosciavano, ma non sapeva - o forse non voleva - trovare le risposte. Altre volte era assalito dal rimpianto di non aver mai concesso un momento a sé stesso, perché il richiamo al dovere era troppo forte.
Era così che il mare scavava sistematicamente nella sua anima, tracciando rotte confuse che a tratti avrebbe voluto seguire. Fino in fondo.
Nelle notti di solitudine i suoi pensieri vagavano oltre i confini dell'isola, raggiungendo mete lontane e inesplorate. Amava quel vagare perché gli regalava qualche attimo di pace. Alle prime luci dell’alba, però, il senso di colpa calava prepotentemente su di lui, riconfinandolo nel suo isolamento, privandolo di calore e sentimento.
Più i giorni passavano, più avvertiva l'inutilità del suo compito. L’idea di spezzare lui stesso quelle catene e liberare quelle parole preziose era un quotidiano pensiero che gli torturava la mente.
Si era consapevolmente negato la possibilità di condividere le sue angosce con qualcuno.
Gli anni trascorsi lo avevano trasformato da combattente a uomo solo, debole e amareggiato. Ciò che più lo feriva era la certezza che nessuno lo avrebbe risarcito del tempo perduto.
Pensava a quelle parole sigillate che lui stesso avrebbe potuto usare e dalle quali avrebbe finalmente ricevuto una carezza per quella sua anima assetata e indurita.
Non gli era facile ammettere che ormai troppo tempo era passato senza che il coraggio fosse venuto in suo aiuto e per questo non gli restava che la rassegnazione.
Oggi, dopo tante stagioni, il senso del dovere prevale ancora, forse con più forza di prima. Rassegnato e muto, il custode continua a sorvegliare quel cassetto antico, finché, prima o poi, tutto si dissolverà nell'unico modo in cui le cose svaniscono per sempre.
Abandonner des mots précieux est une douleur inutile